TERAMO - Ad un mese esatto dall'arresto in Thailandia, parla il fratello di Denis Cavatassi, il 43enne ristoratore di Tortoreto, finito in manette lo scorso 19 marzo con l'accusa di esser la mente dell'assassinio del suo socio in affari, il toscano Luciano Butti, ucciso quattro giorni prima a colpi di pistola a Phuket. Insieme a Cavatassi, che si è sempre proclamato innocente, furono arrestati tre thailandesi, accusati di essere gli autori materiali dell'omicidio con altre due persone del posto tutt'ora ricercate dalla polizia thailandese.
Secondo gli inquirenti, il tortoretano vantava crediti nei confronti dell'imprenditore toscano, motivo che lo avrebbe spinto ad assoldare un sicario - insieme agli altri imputati - dietro il pagamento di 150mila baht (l'equivalente di 3mila e 500 euro). Ad inchiodare Denis, sempre secondo le autorità thailandesi, ci sarebbero un bonifico di 30 mila baht (715 euro) a favore del suo dipendente Prasong Yongjit (organizzatore dell'omicidio e principale accusatore di Cavatassi) e due telefonate fatte dal cellulare dello stesso Yongjit a quello del teramano.
“Denis è molto scosso e nervoso – racconta il fratello, Adriano Cavatassi - fisicamente sta bene ma sta avendo difficoltà per alcune allergie di cui soffre. La paura, a questo punto, è anche per le condizioni igieniche e sanitarie molto precarie”. Accanto a Denis, in questi giorni è rimasto il padre che però domani rientrerà in Italia: “Doveva incontare mio fratello oggi prima di ripartire – continua Adriano – ma non ci è riuscito perchè le visite in programma erano tantissime in questi giorni di festa per il capodanno thailandese. Domani comunque farà rientro in Italia”. La speranza, adesso, è che venga accolta la richiesta della Farnesina per consentire alla famiglia di sentire il ristoratore teramano almeno due volte alla settimana: “Ci hanno fatto sapere che non possono entrare nel merito del giudizio delle autorità thailandesi. Al momento, quello che le autorità italiane dicono di poter fare è tutelare la sicurezza e le condizioni di salute di mio fratello”.
Nessuna novità intanto sul fronte della battaglia legale per la liberazione di Cavatassi, dopo il no della scorsa settimana alla terza richiesta di rilascio su cauzione fissata a 1 milione e 200mila baht, l'equilante di 30mila euro. “In questi ultimi giorni è rimasto tutto fermo per il capodanno thailandese – spiega ancora il fratello di Denis – per adesso continuano a negare la liberazione con la motivazione che potrebbe abbandonare il paese. Abbiamo affidato il caso ad un nuovo legale del posto. E' fiducioso, ma prima di decidere quali passi fare, vuole studiare tutta la vicenda”.
E a trenta giorni dall'arresto, non si ferma la mobilitazione della famiglia, degli amici e anche delle istituzioni locali. Dopo il Comune di San Benedetto, ci dice Adriano Cavatassi, “domani anche il Consiglio Comunale di Tortoretto dovrebbe votare una mozione bipartisan a sostegno della liberazione di Denis. Ci si sta attivando perchè anche l'Unione dei Comuni della Val Vibrata faccia lo stesso”.
Tanta infine la solidarietà su internet e facebook: “In questo mese tantissime persone si sono attivate per mio fratello - conclude Adriano - soprattutto su internet e facebook. Alcune associazioni hanno anche avviato raccolte fondi. Non possiamo che ringraziarli, sperando presto di poter dare anche a loro la buona notizia della libertà di Denis”.
http://www.ilcorrieredabruzzo.it/regione/202-cronaca/12780-caso-cavatassi-a-un-mese-dallarresto-in-thailandia-parla-il-fratello.html
Il 15-3-2011 uno dei soci Denis, il sig. Butti, veniva assassinato a Phuket con 4 colpi di pistola. Nel giro di 24h la polizia arrestava due dei killer (gli altri due, identificati, sono ancora a piede libero), l'organizzatore dell'omicidio (soprannominato Saa), e Denis con l'accusa di essere il mandante, su dichiarazione di Saa. Le prove a sostegno dell’accusa contro Denis sono soltanto un bonifico di c.a.715€ a favore di Saa e il fatto che vi siano state delle telefonate fra questi e Denis.
lunedì 18 aprile 2011
Caso Cavatassi, a un mese dall'arresto in Thailandia parla il fratello
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